Le penne da scegliere sono
sicuramente quelle piu' grosse e robuste, quindi prendere
quelle remiganti, cioe' le prime in cima alle ali, le piu'
lunghe e grosse appunto. Gli scritti datati ci riferiscono
che gli scrivani del tempo sembra prediligessero le piume
dell'ala destra... probabile, ma personalmente bastiancontrario
ho provato quelle di sinistra e fermo restando che come sempre
ho dovuto prima veder dove " cadeva " e poi segnarmi
la parte centrata alta-sopra, non ho notato differenze determinanti,
vero e' che io scrivo spesso ma pero' son nessuno, quindi
ogniun per se'.
La penna d'oca non per niente viene sempre nominata, puo'
arrivare a diametri esterni anche di 10 mm. con lunghezze
fino a piu' di 1 metro, cosi' grosse e lunghe son rare ma
si trovano comunemente almeno fino al diametro di 8 mm, la
lunghezza puo' variare molto ma alla fine di questa penna
intera ne utilizzeremo solo dai 25 ai 30 centimetri.

Il piumaggio e' opzionale
lasciarlo ed i pareri son discordi; a parte ogni ragionamento
estetico che per la maggiore sembrerebbe optare per almeno
un piccolo pennacchio in cima, vale la regola del bilanciato
e comodo, quindi la penna dovrebbe essere ben impugnabile
appena presa tra le dita e li' accomodarsi quasi da sola,
e' comunque gia' di sua natura leggermente incurvata cosi'
da auto orientarsi in mano appena impugnata, cio' ci fara'
trovare poi anche il pennino gia' orientato per scrivere dal
lato giusto ( il pennino ha un verso solo per essere usato
efficacemente, quindi prima di iniziare a preparare il pennino
guardiamo sempre dove la penna ha simpatia a sdraiarsi in
mano ).
Qualsiasi penna si scelga di usare si deve prima" sbarbarla"
vale a dire eliminargli il piumaggio che darebbe fastidio
nell'impugnarla a scrivere, quindi sempre che si voglia lasciare
il pennacchio di bilanciamento o di decorazione il resto va
tutto tagliato via bene a filo del fusto, per questa operazione
l'usare una lametta da barba nuovissima e quasi di piatto
ci aiutera' non poco.
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Non si puo' prendere la
penna cosi' preparata ed immediatamente intingere sperando
di poter scrivere decentemente, occorre prima temprare la
punta della penna e poi tagliare la sagoma del pennino che
si vuole ottenere.
La la tempera o la tempra
o avviene in due fasi: la decappazione e la tempra vera e
propria. La decappazione non
e' altro che la normale pulizia fine della punta della penna
dai suoi microscopici ma inevitabili rimasugli di pelle e
grassi dell'animale; cio' si fa creando una reazione tra la
parte organica ( la punta della penna ancora coi resti ) ed
un acido che consumera' il tutto pulendoci la punta della
penna. Non occorrono acidi particolari ed i pareri sono spesso
molto personali, gia' basta un buon aceto
di buona gradazione e non diluito, certo cosi' bisognera'
attendere un po di piu' ma l'aceto funziona e sicuramente
gia' l'abbiamo in cucina. Personalmente prima di intingerla
per decapparla taglio sempre una piccolissima porzione della
punta affinche' l'aceto possa penetrare bene e subito anche
all'interno a creare od iniziare da subito il distacco della
cartilagine all'interno della piuma
che c'e' e va tolta completamete pena la probabilissima non
tenuta dell'inchiostro da parte del pennino finito. Ora la
tempera della della punta; l'operazione si esegue col una
fonte di calore, il segnale inequivocabile di giusta tempra
e' il diventare trasparente della punta, che prima della tempra
e' bianco-grigio ma comunque non trasparente ed opaca. Per
questo gli esperti usano la candela ma anche con la pratica
rischiano sempre naturalmente di esagerare, i piu' prudenti
preparano con piu' lavoro sicuramente ma piu' saggiamente
od almeno prudentemente della sabbia
finissima surriscaldata. ( la ticino da intonaco o
quella del canarino fine va benissimo ). Per questa sabbia
fine si puo' andare dai fornitori edili e dire loro a cosa
ci serve, ci vedremo riempire il borsello o la borsetta gratis
mentre essi se la ridono sicuramente come matti, cio' e' normalissimo
non ci badate. Se questa sabbia fine poi la lavate ulteriormente
a casa e' meglio ancora; basta versarla in un contenitore
pieno di acqua, girarla veloce con un mestolo od una paletta,
versare via l'acqua velocemente senza dar tempo ai depositi
di sedimenrasi, quella che rimane e' sabbia ben lavata, lasciamola
asciugare e poi usiamola cosi' come e'. Dopo averla usata
un po di volte per la tempra stesso trattamento per levar
scorie inevitabili di grasso, polveri e pelle. Questa sabbia
calda si usa dentro un piccolo recipiente che va riscaldato
in varie meniere, tutte da sperimentare, anche da inventare
o reinventare, la temperatura e' molto relativa a quanta sabbia/tipo
di contenitore/grandezza-diametro penna, non occorre assoltamente
arrivare a farla fumare, dovrebbe comunque essere poco invitante
per le nostre dita, dentro questa si tempra la punta immergendovela
piu' volte guardandone gli effetti con calma ( uno scaldino
elettrico con sopra la coppa di un mestolone demolito, oppure
un contenitore in vetro pyrex, se vi piace la birra il fondo
della lattina tagliato a 5-10 cm. e' una probile ottima risorsa
decorosissima ). Ho una pistola elettrica a vento caldo che
dopo alcune prove ora ha una tacca esatta del punto che liricamente
definisco " del non ritorno" o piu' semplicemente
: oltre il quale "ciao", mi funziona benissimo e
generalmente sempre; a questo proposito potreste anche rubare
il phon a vostra moglie e modificarlo accorciandogli leggermente
la resistenza, ( questo generalmente si fa mentre lei dorme
e non si oppone nel modo che possiamo ben immaginare ), in
ogni caso dopo l'accorciamento l'aggeggio caccia sempre una
temperatura maggiore, l'empirismo qui puo' fare brutti scherzi
quindi attenzione se si e' digiuni di nozioni in elettricita'
. Il ricordarsi di avvertire poi all'indomani la moglie della
modifica effettuata al suo phon non sarebbe poi un male, perche'
non oso pensare a cosa potrebbe accadere ai suoi bigodini.
Temprata comunque la punta e quindi anche sicuramente mandato
in corto il phon della moglie la si taglia ( solo la punta
direi... ) in quattro-cinque sequenze, secondo l'uso finale.
Il primo taglio e' assiale e
parallelo alla penna, asporta meta' dello spessore tagliando
verso quella che si vuole divenire punta del pennino ( lunghezza
del taglio circa 2 centimetri;
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il secondo taglio e' in
funzione della forma finale che si vuole ottenere, ma per
regolarsi inizialmente consiglio il secondo
taglio di circa 1 centimetro, eseguito in diagonale
sempre verso la fine della punta del pennino. Rastremando
questo secondo taglio iniziera' ad affiorare lo sbozzo
di quel che sara' la forma finale del pennino,
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se quindi vogliamo una
punta per calligrafia inglese assottigliamo a punta tonda
( punta finale affusolata, di larghezza di circa 1 millimetro,
ed al suo finire verso di noi circa 3/5 mm. ) se invece vogliamo
un pennino per gotico stiamo sui 2/3 millimetri, una punta
quasi quadrata insomma. Se la punta e' decisa per quadrata
la si appoggia su un tozzetto di legno duro e si taglia decisi
e perpendicolarmente alla penna, si otterra' un pennino piatto-quadrato;
secondo le esigenze ci si regola su quanto lasciare per quanto
riguarda appunto la larghezza della punta.
In ambedue i casi, sia per
il pennino da inglese che per il gotico e poi per qualsiasi
occorre praticare un taglio netto
e preciso, sulla punta della penna
e nel senso della lunghezza, non superare la misura di intaglio
intorno ai 5-7 millimetri,
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qui comunque non esiste
una regola diversa dalla esperienza diretta del provare e
riprovare ( comprare magari un "gregge" di oche
starnazzanti potrebbe essere un'idea risolutoria, voi poi
avete sicuramente anche un bel balcone vero ? ). Se poi si
avessero delle fustelle piccolissime e molto ben affilate
ci si potrebbe lanciare sia con la tecnica che con la fisica
applicata ( teorie di adesione dei liquidi ma non solo ),
quella che per esempio vediamo applicata nei pennini in acciaio,
ecco subito qui sotto un esempio che mi funziona non male
( foro con fustella da 2-3 millimetri, nel caso consiglierei
di realizzarlo prima del taglio assiale, NON dopo )
( vista da sopra )
Ultimo
taglio; si adagia la punta della penna come se stesse
scrivendo ma completamente adagiata orizzontale, ( farlo sempre
su uno zoccoletto di legno duro ) e si pratica un taglio preciso
e netto dall'alto verso il basso, angolato circa a 45°
verso la punta del pennino, si tratta di un taglio di precisione
assoluta e che asportera' appena il neccessario sia per regolarizzare
ulteriormente la punta del pennino e sia per diminuire lo
spessore sulla punta estrema;
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cio' rendera' veramente
usabile e precisa la penna. Abbiamo ora una penna d'oca o
di qualsiasi volatile che ci servira' molto bene, provare
e riprovare, i buoni risultai si vedranno solo col tempo.
Se per il Gotico Texture e l'Inglese si puo' benissimo usare
anche una buona penna stilografica col pennino adatto, per
l'Unciale e per altri la penna di volatile e' insostituibile.
Nella scrittura con punta
tagliata quadra occorre pianificare bene la grandezza finale
stimata della penna, anzi del pennino in funzione dello spessore
delle ascendenti-discendenti; logicamente poi qualcuno ci
rimettera' le penne, questo e' inevitabile, chiediamo
allora e prima al pennuto almeno un " per favore"
ideale. C'e' poi un
sofisticato altro modo di preparare il pennino in funzione
della sua capacita' di trattenere ancora piu' inchiostro,
come si sa si deve pur intingere ogni tanto ed anche se cio'
e' da considersi come anche un giusto stacco per rivedere
continuamente forme e ritmi, cosa utilissima che consiglio,
non e' da sottovalutare. Si tratta durante il taglio iniziale
di salvare la parte sotto del pennino che diversamente si
elimina per far cavo appunto sotto il pennino,
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tale lembo viene rastremato
e ripiegato in modo ricorsivo dentro il pennino stesso;
e' interessante imparare
questa precisineria in quanto effettivamente la scorta di
inchiostro non solo aumenta ma parallelamente se ben fatto
ci si protegge meglio da eventuali gocce indesiderate, esistono
vari modi anche fantasiosi e sempre aperti all'invezione personale
per fare questo. Le immagini che seguono spero siamo esaustive,
sono solo disegni ma appena trovo tempo mettero' anche delle
belle foto e dei piccoli filmati su tutte le operazioni qui
descritte.
in sezione trasparente...
e come si vedra' dall'esterno
nel reale...
In
Francia ho visto uno stilo da collezione molto interessante
e pregevole in osso ed argento, con strozzo per portare solo
il pennino tronco di piuma d'oca o simile, mi son venute subito
in mente le mia cannucce del 1960 della Colombo, sembra ieri
"raga"...

Il Nettapenne
e' un'accessorio oramai
sconosciuto ai piu' ma una volta era presente e neccessario
su qualsiasi banco di scuola. Si tratta di un'attrezzo pulitore,
si usa coi pennini quando si ha finito di scrivere e ci rimane
appunto il pennino ancora umido di inchiostro, esso va infatti
riposto sempre asciutto e molto pulito, se si potesse lavarlo
ed asciugarlo perfettamente sarebbe anzi molto meglio. Quando
si ha fretta va bene tutto ma se si scrive abituamente vale
la pena di costruirsene uno ok.
Prendere della stoffa preferibilmente
di cotone compatto, che quindi non sfilacci assolutamente,
poi si tagliano tanti quadrati o dischi tutti uguali,

una decina gia' basta, ogniuno
con un diametro minimo di circa 5-6 cm. bisogna metterli uno
sopra l'altro a formare una pila regolare,

prendere 2 normalisimi bottoni
da almeno 1 cm di diametro, metterne uno sopra la pila e l'altro
sotto centrati, passare e cosi' cucire il filo dentro questi
che tratterranno i quadrati od i dischi di tessuto ben uniti
ed in ordine, stringere molto bene il tutto ma senza deformare
il cilindro di tessuto ottenuto.

Le immmagini che si vedono
si riferiscono a dei dischi ma e'possibile fare il nostro
nettapenne con praticamente qualsiasi forma, quindi quadrato,
a stella, ecc..., idem per i 2 bottoni
Il nettapenne fa la differenza
nella pulizia veloce ma anche quando certe carte ( specialmente
con le Amalfi o bambagine o piu' semplicemente le carta da
straccio ) ci possono "donare" antipaticissimi fili
di ex-tessuto, quindi gli ex stracci di cui sono fatte appunto
queste carte, nel nostro pennino, che deve essere ovviamente
sempre libero da qualsiasi impurita' e velocemente pulibile,
con il nettapenne potremo pulire continuamente il pennino
senza sporcarci le mani od avere mille clinex tutti sporchi
in giro ( una vera nefandezza, anche
spirituale credetemi ).

Fine
della pagina e per un momento anche del mio sproloquiare in
una saccenza che non ho, sono solo un artigiano, un pratico
e mi e' stato chiesto proprio da voi che mi leggete di editare
qualcosa sull'argomento. Personalmente comunque consiglio
a chiunque voglia come me imparare idealmente per sempre lo
sperimentare, di non fermarsi qui, anzi di pensare e ripensare,
perche' qualcosa accadra' ed il buttarsi nei ritagli di tempo
a curiosare nel " vediamo se funziona " non e' mai
tempo perso. Sperimentare quindi soluzioni innovative nelle
penne naturali e' un discorso sempre aperto, cio' si mette
appunto in pratica anche con tagli e rastremature laterali
o con anellini ( o "vere" aggiuntive ricavate magari
da altre penne di diametro piu' grosso ) , oppure con tempere
controllate e zonali...
e magari nel contempo riuscire
a trovare anche il tempo per riparare il phon che abbiamo
scippato e probabilmente rotto a nostra moglie, ovviamente
per gli Usi Sacri anzidetti sopra.
Vi sarebbe anche un'altro
sistema per ottenere delle penne d'oca, anzi tutto il prodotto
finito,
questo e' un punto di vista
personale e dissacrante ma l'immagine che segue forse potra'
contribuire a rilassarci un poco dopo 'sto popo' di lettura
( pensateci e comunque scrivete sempre con animo in pace ).

La fantasia secondo me e'
un campo poco spiegabile e molto piu' tangibile di quanto
si creda,
ciao artigiani !