Preparare una scaletta
della sequenza del lavoro.
Diventare dei fastidiosi precisini non e' il fine ultimo ma
sicuramente prima o poi qualcuno ce lo rinfaccera' quasi preoccupato,
io dico di non badarci assolutamente e' normale, loro comprano,
anzi ricomprano continuamene, anche noi compriamo ma col tempo
osservando e ritrovando dei sensi e dei perche' nuovi nelle
cose difficilmente dovremo riacquistare o rifare
sempre per l'identica cosa, non e' la perfezione sicuramente
ma anche se cio' e' gia' molto utile anche a livello del portafoglio
la cosa interessante non sta li', noi cerchiamo la qualita'
e riparare-sistemare non e' altro che un'altra possibile pinza
che usa un'altra pinza in mano abile, che la diventa con anni
ed anni a volte ma per fare altro, perseguirlo per quanto
mi riguarda; non esiste un termine o dei confini conosciuti
in queste faccende. Di conseguenza a cio' la scaletta non
e' solo una sequenza da immaginare ed organizzare ma anche
da disporre, addirittura schizzare o disegnare a volte. L'estetica
del preparare intorno le cose, gli attrezzi, persino il bidone
della spazzatura in zona strategica ottimizzata fanno parte
alla fine di un rituale che si prefigge il razionale, quindi
l'efficace dove la comodita' non e' accessoria ed oggetto
di studio ma bensi' e' solo una conseguenza fluida del tutto,
del " rito " se eseguito bene. L'estetica delle
sequenze e' quindi una conseguenza dove se qualcosa stona
bisogna fermarsi e chierdersene subito il perche', ma non
e' il lavoro, e' diciamo un verificarsi che con la coda dell'occhio
va "ascoltato". L'ordine sul banco ma non solo li'
e' la cartina tornasole di un buon iniziare il lavoro stesso,
i buoni risultati hanno solitamente una loro armonia come
in una orchestra dove l'ordine suona la sua parte insieme
al resto. In questo girotondo di pensieri che posso assicurare
essere anche piacevolissimi da sperimentare non bisogna addormentarsi,
il pericolo latente e' vero ed e' gia' li' con noi, si chiama
anche " fronzoli ", dove il particolare prende il
sopravvento sulla sostanza, una eventualita' che nel cercare
di spremerci da dentro il meglio c'e' sempre ed e' difficile
da gestire, lo dico perche' io sono diventato incline alla
celebrazione del bello proprio imparando a lavorare, ip sono
affascinato dal piacere estetico-spirituale che ne deriva
ed il lavoro generalmente ne soffre se non ci si osserva critici
in questo. Finita la sequenza-rituale si guarda al lavoro
piu' urgente sul pezzo da sistemate; parlo di una sintesi
degli interventi che inevitabilmente si sedimentano a vari
ordini di importanza e covenienza. E' poco saggio se non controproducente
non trattare con rispetto e prudenza gli scarti di lavorazione
ma e' altrettanto inutile prendersi eccessiva cura nel cercare
di salvare nelle lavorazioni per esempio una verniciatura
che andra' rifatta in ogni caso od insistere a voler salvare
assolutamente della viteria originale ingrippata, quando magari
e' il supporto che le tiene cosi' fisse che ci interessa non
rovinare. Il timore anzi il Signor Timore, se appare e' sempre
un buon segnale, nel caso bisogna fermarsi subito perche'
forse qualcosa non e' proprio sbagliato ma occorre magari
solo spostarlo nella sequenza dell'intervento o solo revisionarne
leggermente le modalia' di esecuzione, in ogni caso non disperare
mai, pensare invece, sedersi come sempre e farlo, anzi : ri-farlo.
Quando la pila di ogni immagine mentale di ogni azione e'
ben chiara, tutto collima senza creare ostacoli al tutto o
reiterazioni di lavoro inutili ed abbiamo anche creato la
"riserva" si puo' allora iniziare a lavorare anche
con le mani. Ho detto "riserva", e spiego subito.
Il riparatore vero non mostra volentieri il fianco alla casualita';
quando per esempio si deve fare un foro e poi filettarlo per
ricevere una ipotetica vite da 6 millimetri ( una 6MA metrica
per esempio ) il prudente non fa quasi mai subito il foro
esatto,( di 4.85/5 millimetri nel caso del 6 MA ) per poi
filettare immediatamente alla misura prevista, sarebbe come
dire al fato :accomodati, fai tu... se il foro quindi dovrebbe
essere di diametro circa 5 mm per filettare normalmente a
6, lui fara' il primo foro a 2,5, massimo a 3 mm, diversamente
se qualcosa va storto nel forare si trovera' nel punto che
io chiamo " del non ritorno ", cioe' quello che
l'improvvisato artigiano chiama sfortuna, che non esite quando
si lavora con le mani, fidatevi che e' cosi', tranne rarissimi
casi. La zona di " riserva " e' come avere o non
avere la ruota di scorta nel bel mezzo di un deserto spopolato
di gommisti e ben sappiamo che la sfortuna ci vede benissimo,
non aiutiamola iniziando un'operazione puntando sulla fortuna,
creiamo nel possibile sempre un'alternativa per ottenere quel
che vogliamo sul pezzo da sistemare, basta pensare un poco
di piu' e prima. Questo che ho appena affermato serve per
non ritrovarsi un cadavere inutilizzabile o rovinato in mano
poi; per cui per esempio : uno scalpello, anche se lo conosciamo
e se ben affilato di recente, prima di incidere su qualsiasi
proviamolo sempre lo stesso e prima su un pezzo di scarto
e la prima pennellata o prima spruzzata spay sempre su un
cartone o meglio ancora su di un materiale simile, ma mai
e non subito su e proprio " lui " o " lei ".
Nel mio laboratorio ma poi ovunque io mi rechi a far in qualche
modo cantiere una delle entita' che c'e' o che sul posto io
creo al volo e' il "pensatoio", anzi lo sgabello
del pensare. Durante il mio lavoro io uso staccare appositamente
ad ogni fine seguenza per sedermi e pensare, rivalutare e
ricapitolare il lavoro che sto eseguendo, i miei Signori Clienti
nuovi a volte inizialmente si guardano tra loro un poco contraddetti
a questo mio fare che si sbriga ma che sicuramente non si
impone di correre a finire per forza, ma col tempo poi capiscono
dai risultati e non e' da escludere assolutamente che ci ritroviamo
poi seduti insieme tra le macerie a discorrere, in fondo e'
bello anche potersi ricredere se pi si migliora il tutto.
Tra i miei banchi di laboratorio questo sgabello e' piccolo
ed alto, nei cantieri puo' andare invece benissimo anche un
bidone od al limite anche un mastello da muratura ribaltato;
lo sgabello o qualsiasi simile, e se e' improvvisato e' anche
meglio, e' solo una scusa per doversi fermare e non fare niente
di diverso dal solo pensare, e' importante quindi che esso
sia spartano, non scomodo ma in ogni caso non dovrebbe a mio
parere concedere comodita' od invitare allo stare in quanto
il pensare in questo caso e' lavoro, parte integrante di cio'
che si sta facendo.